Diario di bordo di un anno a PerthBisogna provare e poi parlare, se non vivi certe esperienze, forse non lo capirai mai, perchè viaggiare (e non farti una vacanza) permette di arrivare ad orizzonti lontani che non avresti mai pensato di poter raggiungere…

 

Fare un bilancio è davvero un’impresa ardua.

Non è facile rientrare dopo quasi un anno.

10 mesi splendidi, difficili, tormentati, gioiosi, impossibili, vissuti al massimo.

10 mesi pieni di vita!

Un saluto ai parenti.

Un abbraccio agli amici.

Una risata con quelli più stretti.

“Ora cosa farai?”, “sai che c’è crisi qua?”, “chi ve l’ha fatto fare di tornare?”.

“Come è andata?”, “Come va?”. “Bene, grazie”, “Si stava meglio di là”.

Domande di rito e, onestamente, lo stesso nelle risposte.

Certo. Perchè ciò che hai vissuto ti ha strappato dalla quotidianità di casa e ti ha buttato in un’avventura dove hai dato il massimo.

Dove tutto girava veramente sottosopra.

E ora ti senti spiazzato, quasi urtato dal contatto con le persone.

Tutto sembra molto più lento.

Stai cercando di trovare la pace mentale, ma intorno a te percepisci solo rumore.

Piano a piano ti riappropri delle solite strade, delle solite abitudini, delle solite incazzature e gioie,

ma tutto ha un sapore diverso, con una punta di amaro che ti fa stringere i denti.

Cerchi di trasmettere la passione con cui hai vissuto i tuoi giorni “down-under”, ma ti sembra che le tue parole siano inefficaci, quasi prive di interesse.

Ci dicono che non ce ne siamo mai andati dall’Italia, siamo sempre stati qua.

Ora è un “qua” diverso.

Ti senti cambiato, ma fuori è tutto uguale.

E ti fermi per un secondo e tutta la vita e i tuoi dubbi si rovesciano in faccia,

Fuori fa freddo, a volte nevica.

Alzi lo sguardo a guardare quel cielo che ti sembra diverso.

Malinconia?

Può darsi.

Nostalgia?

Può essere.

Dobbiamo dire la verità, a noi stessi ed è la parte più difficile.

Kangaroos at Herrison Island

Io e Giovanna, la mia ragazza, abbiamo vissuto 10 mesi intensi nella terra dei canguri, ma il nostro “viaggio” è “iniziato” un anno prima, più precisamente nel 2011.

E’ sempre facile dire “parto”, ma tra dire e il fare c’è sempre di mezzo tanta di quella acqua!

Il passo che avremmo fatto necessitava un’attenta e lunga preparazione.

Puntare il dito sul mappamondo e dire: “Vado lì!” ha un suono fiabesco e avventuroso, ma ha molti risvolti negativi.

La prima domanda che ci siamo fatti è:

Perchè voglio partire?

Dalla risposta si capiscono molte motivazioni: voglio fare una semplice esperienza all’estero (ovvero con un inizio ed una fine) oppure voglio emigrare definitivamente.

Una volta chiarito ciò, sorge la seconda (e più difficile) questione:

Dove vado?

Tutti noi ci immaginiamo belli spaparanzati sulla spiaggia a sorseggiare un bel cocktail, ma la realtà è ben diversa.

Nella nostra mente avevamo diverse mete (tutte accomunate dalla lingua inglese) e abbiamo iniziato a raccogliere varie informazioni (dapprima quelle di carattere generale, poi quelle più specifiche) consultando siti Internet, blog, ma soprattutto partecipando ai vari saloni di orientamento (per esempio Expo all’estero) o fiere in cui è possibile incontrare i responsabili degli istituti universitari, rappresentanti di agenzie governative e di consulenza che forniscono informazioni dettagliate sui vari Paesi.

Questo passaggio è stato fondamentale perchè ha permesso di escludere tutte quelle mete che non soddisfavano i requisiti che ci eravamo posti, per esempio la possibilità di trovare un qualche lavoro per il sostentamento.

Dopo aver partecipato ai vari saloni, avevamo come uniche scelte il Canada e l’Australia.

Quello che raccomando è avere sempre un’opzione B.

Floreat Beach

La decisione è caduta sull’Australia soprattutto per la tipologia del visto.

Infatti il Working Holiday Visa per l’Australia costava di più (dal 1/1/2013 è aumentato ancora), ma ti permette di lavorare 6 mesi per un datore di lavoro e 6 mesi per un altro ed è rinnovabile per un altro anno (a patto che si facciano 88 giorni di fattoria o di lavoro “manuale”, come carpentiere, imbianchino, idraulico, costruttore, etc.)

Quello per il Canada, invece, ti permette di lavorare solo 6 mesi oltre a non essere rinnovabile.

Comparando, quindi, l’Australia ci avrebbe offerto di più.

Una volta scelto il Paese, bisogna capire in quale città andare.

Anche qua, le informazioni raccolte, i vari contatti (anche sul posto) ed i blog ci hanno fatto scegliere Perth.

La città non è caotica come Sydney o Melbourne.

Ha gli stessi abitanti di Milano (ed anche l’estensione).

Offre un clima notevolmente più gradevole delle altre città.

E’ immersa nella natura (Kings Park, situato su una collina che sovrasta il CBD, è il parco cittadino più esteso al mondo e ci sono moltissime piste ciclabili).

Soprattutto, offre salari nettamente più alti di tutti gli altri Stati australiani (grazie al boom delle miniere).

Le persone sono MOLTO  rilassate e si godono la vita.

Le spiagge intorno alla città sono spettacolari (merita, però, visitare quelle situate nel Sud-Ovest).

Ovviamente, però, ci sono i contro, per esempio è la città più isolata del mondo.

La vita costa leggermente di più.

Non è collegata molto bene come servizi pubblici che lasciano un po’ a desiderare (orari molto ridotti e tempi di attesa esagerati).

Se si è persone che vogliono la “nightlife”, Perth offre abbastanza, ma gli orari dei vari pub non terminano a notte inoltrata, come può succedere a Sydney e Melbourne.

Tutto è spostato di qualche ora indietro 🙂

Arcobaleno a Fremantle

Una volta comprato il visto (ottenibile sul sito del Governo Australiano), abbiamo com

prato  il biglietto per la destinazione desiderata.

Nonostante le compagnie più importanti offrano orami voli diretti dall’Italia per l’Australia, può essere utile considerare l’idea di spezzare eventualmente il viaggio (usando motori di ricerca come Volaregratis) e si riesce a risparmiare qualcosa

Noi abbiamo usato la Qatar da Milano a Singapore e poi una compagnia low-cost (la Tiger Airways) da Singapore e Perth ed abbiamo risparmiato circa 100/200 Euro sui voli diretti che c’erano allora.

Comunque sia quando sei seduto e senti l’accelerazione dell’aereo, percepisci che, comunque vada, la tua vita cambierà.

Appena senti il vuoto d’aria provocato dal distacco dei carrelli dalla pista, pensi dentro di te: o la va o la spacca.

Il lungo viaggio causa alla tua mente uno sforzo immane: migliaia di idee, domande, paure e brividi rimbalzano da un capo all’altro e, colpa anche del vicino di posto che russa, è difficile darne una risposta.

Ogni persona vive questo momento a proprio modo.

Io e Giò ci siamo sempre detti: comunque vada, sarà un successo!

Dopo un giorno di stop a Singapore, l’indomani sera siamo atterrati a Perth.

Un turbinio di emozioni ci attanagliava il corpo così tanto che ci siamo dimenticati di dichiarare un pacchetto di caffè ed uno di pasta (pensierini per la coppia di amici che ci avrebbe ospitato) che avevamo in valigia.

Alla richiesta dell’agente della dogana di aprire la valigia e di motivare il perchè non li avessimo “denunciati”, le peggiori conseguenze ci hanno iniziato a balenare in testa (prigione, multe e addirittura visto cancellato).

Tuttavia, l’agente è stato abbastanza clemente e, dopo una piccola ramanzina, ci ha lasciati andare.

WELCOME TO AUSTRALIA ci siamo detti 🙂

Black Swan

Il mattino seguente, appena messi i piedi fuori casa, ci siamo detti: “Wow! Da d

ove iniziamo?”

In effetti Perth, come tutte le altre città australiane, offre spazi molto più larghi e lunghi che possono confondere molto.

Cercavamo di evitare di apparire come turisti con l’ombrellino alzato per evitare di perdersi, binocolo, borraccia (il caldo si sentiva parecchio) e mappa

spalancata con il naso spiaccicato contro per capire le stradine scritte in piccolo.

Tentativo fallito fin dal principio!

Su Google Maps la strada da perco

rrere sembrava roba da ragazzi, 1 km al massimo, invece di chilometri erano 10.

All’inizio, forse per evitare spese, cerchi di evitare di muoverti a piedi invece dei mezzi di trasporto (anche per scoprire la città).

Risultato: ottimo esercizio per le gambe, ma pessimo per il fiato e per i litri di sudore persi (era estate e già alle 11 di mattina, la temperatura raggiungeva i 30 gradi).

I primi giorni li abbiamo spesi per sbrigare le faccende burocratiche necessarie per affrontare la nuova vita “down under” (apertura conto, attivazione numero cellulare e Tfn).

Avendo avuto la fortuna che la coppia di ragazzi che ci stava ospitando ci ha offerto di condividere l’appartamento, ci siamo buttati sul lavoro.

Koala at Whiteman Park

Cercare lavoro a Perth e l’Inglese

E qua che inizia un pò la nota dolente: I SPIK INGLISC, I LIV MAI RESIUM.

Bisogna sfatare un mito: non è possibile partire senza sapere un poco l’inglese (la base per intenderci).

L’australiano è alquanto diverso dall’inglese standard, quello “british” che ci insegnano a scuola (la pronuncia soprattutto).

Essendo un paese di nuove esplorazioni, ed ultimamente di forte immigrazione, racchiude tantissime culture (in particolare una forte presenza asiatica).

Girando per ogni caffetteria, supermercato, negozi e quant’altro, eccoci a proferire la celeberrima frase:”I am looking for a job, can I leave my resume?”

Semplice, diretta e precisa.

Ma ecco che cade l’asino e improvvisamente i volti dei nostri interlocutori diventano titubanti e capiamo di essere degli alieni o, meglio, degli italiani che parlano inglese.

Thinking kangaroo at Whiteman Park

Proprio così: la pronunci di “resume” è varia e multiculturale.

Gli asiatici abbelliscono il tutto con un tocco francese e dicono “resumè”, altri pongono di più l’accento sulla prima E, altri ancora sulla U ed infine c’è chi usa una pronuncia anglosassone, quindi “resuuuume”.

Ecco perchè ci è capitato più volte di cambiare formula sostituendo con “my profile” o “work experience”.

Nonostante questi ovvi problemi di comprensione, c’è da dire che gli australiani sono ben disponibili quando capiscono che sei un immigrato e si sforzano ad afferrare il senso della frase.

Ciò non toglie, però, che consigliamo a chi ama questa lingua, di mantenerla viva e, a chi decidesse di partire, di fare un corso base di inglese.

Inoltre suggeriamo di programmare la partenza e, quindi, di trovare un lavoro, tenendo conto delle stagioni che ci sono lì (ricordiamoci che sono invertite).

Per esempio, la stagione estiva parte da Settembre/Ottobre e l’hospitality inizia a cercare molto di più.

Tuttavia bisogna ricordarsi che se l’offerta è più alta, lo sarà anche la domanda.

Altro mito da sfatare ed errore da evitare: l’Australia non è il paese dei balocchi o l’eldorado. E’ un paese duro e per gran parte inospitale (aprite la cartina e guardate quante città ci sono nell’entroterra).

Spesso su molti blog si leggono di come è facile trovare lavoro, di persone che hanno trovato nello stesso giorno in cui sono arrivati o che regalano sponsorizzazioni neanche si mettessero con i cartelli all’uscita degli arrivi all’aeroporto.

E’ vero: ci sono persone fortunate che capitano al momento giusto al posto giusto (ovunque è così), ma in Australia nessuno regala nulla (come nel resto del mondo).

E’ chiaro saperlo fin dall’inizio.

Molti sicuramente diranno: “beh è ovvio” ed io rispondo: “non è così scontato”.

In quanto ho avuto modo di parlare con gente già sul posto o che deve partire e tutti si meravigliano di questa “poca facilità” nel trovare il lavoro.

In Australia c’è “disponibilità”, ma non deve far rima con “facilità”.

Ora capite che per stare bisogna sbattersi e anche tanto.

Bisogna accettare tutto

Bisogna sapere l’inglese!

Bisogna cambiare la propria mentalità quando si arriva in Australia.

In Oz ci sono tante razze, tante culture e, soprattutto, tanti modi di vivere.

Bisogna adattarsi!

Dico solo di tener presente che il lavoro lo si può trovare immediatamente come bisogna aspettare un mesetto o qualcosa di più. Never give up!

Infine consiglio di cercare nei suburbs che circondano la città (noi, infatti, lo abbiamo trovato così) dove magari la concorrenza è inferiore (come siti Internet, i più utilizzati sono Gumtree.com.au o Seek.com)

Vale la pena farsi un oretta di treno o autobus, ma avere la possibilità di trovare qualcosa di più.

 

White Kangaroo at Whiteman Park

Lavoriamo come assistenti d’Italiano nelle scuole di Perth

Un lavoro che abbiamo svolto per tutta la durata della nostra esperienza è il “teach italian assistant” nelle High Schools.

Siccome la comunità italiana è la seconda più numerosa dopo quella inglese in Australia, moltissime scuole (ora il fenomeno sta diminuendo a causa della mancanza di fondi che il Ministero dell’Istruzione in Italia destina a questi programmi oltreconfine ed all’avanzata delle lingue asiatiche) prevedono l’italiano come LOTE (Languages Other Than English).

Basta mandare il proprio CV alle varie scuole (guardare prima il sito se effettivamente l’italiano è insegnato) proponendosi come teach italian assistant o native speaker.

Infatti i docenti di italiano sono sempre alla ricerca di ragazzi che aiutino gli studenti a fare conversazione.

Il ragionamento è semplice: gli insegn

anti sono italiani di seconda/terza/quarta generazioni oppure l’hanno studiato all’Università o sono emigrati 40/50 anni fa.

Avere dei giovani che aiutano a parlare e spiegano la cultura italiana è utilissimo.

L’unico “problema” è che, quasi sempre, l’istituto verifica se si è in possesso del Working with children check.

Si tratta di una sorta di certificato (in formato tessera) ottenibile in qualsiasi ufficio postale in base a dei requisiti minimi (passaporto, visto, conto corrente austrliano, etc) che permette di lavorare con i minori.

E’ stata, anche questa, un’esperienza INDIMENTICABILE  e preziosa perchè ci ha permesso di apprendere molto sulla cultura australiana.

Durante la nostra avventura, ci siamo chiesti se l’Australia potesse essere il nostro posto nel mondo. Per me sì, ma per la mia ragazza ci sono delle riserve che nascono dagli affetti di tutti i giorni in Italia e da una cultura/stile di vita completamente diversi.

L’Australia è infatti in alcuni suoi a

spetti molto superficiale.

Basta guardare un tg o leggere un quotidiano per rendersene conto: gossip e sport fanno la parte dei leoni, ma anche il sistema scolastico ha le sue carenze, che non ci sentiamo però di giudicare in quanto sono ricercabili in una paese che affonda le sue radici in una storia ancora troppo breve e giovane.

Inoltre l’australiano è molto disponibile e diventa il tuo migliore amico in caso di bevuta. Il problema è che il giorno dopo non si ricorda il tuo nome. Mi spiego meglio: se si vuole approfondire l’amicizia come noi italiani siamo portati, si incontrano subito delle barriere e ci vuole più del previsto.

Noi l’abbiamo denominata “cordialità superficiale”.

Inoltre Oz non vuol dire Londra, Berlino o Madrid, dove basta un volo low-cost di circa un’ora per essere a casa propria.

Australia vuol dire vivere in un altro emisfero della Terra, dove le stagioni sono opposte, dove l’acqua gira nel senso opposto, dove il fuso orario varia dalle 6 alle 10 ore in avanti e, per usare skype con i propri cari, bisogna prendere appuntamento.

Dove, come detto prima, si parla un inglese diverso.

Sono tante le differenze che ti fanno capire quanto questa terra sia lontana e diversa, ma sono anche tanti gli aspetti che ti portano ad una scelta contraria.

Quella che moltissimi immigrati

italiani hanno fatto tanti anni fa.

Prima fra tutte un FUTURO che molto spesso nel nostro paese s’intravede o è già sfumato ancora prima d’iniziare.

La possibilità di vivere come vuoi facendo il lavoro che ti piace di più; un lavoro che molto spesso non richiede una facoltà più “facoltosa” delle altre o un ateneo migliore di un altro.

Tanto più non richiede obbligatoriamente un “pezzo di carta” per avere una vita dignitosa, anzi una vita di gran lusso.

In Australia si può uscire “in pigiama” o scalzi (quest’ultimo succede veramente) e non ti fa sentire uno sfigato senza Iphone 9 (anche se a Perth tutti hanno un Iphone visto il benessere diffuso). o senza la macchina “gggiusta”.

Un posto dove apparire non è necessariamente richiesto e, sottolineiamo, non vuol dire “essere”.

L’Australia è un paese dove ognuno può scegliere la propria strada, basta sapersela guadagnare e fare sacrifici (che forse quando sei a casa non sei disposto così tanto a fare) senza avere la carta del “papi” o essere necessariamente “il figlio di”.

Sunshine Perth

Bilancio di un anno a Perth

Fare un bilancio dell’esperienza vissuta è davvero arduo.

Siamo andati in Australia per vivere un’esperienza di vita che ci ha permesso di comprendere il mondo in tutte le sue diversità senza rimanere chiusi in confini che spesso soffocano la mente e fanno aprire le bocche solo per prendere aria.

Certamente abbiamo visto l’Italia con occhi diversi e rivalutata molto. Forse abbiamo capito una causa di questo lento declino: la mentalità dei suoi abitanti.

Continua a seguire le avventure di Ricky e Pimp (Riccardo e Giovanna) nel logo Blog a questo indirizzo

http://thekangarooisjumping.blogspot.it

 

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commenti

9 Commenti
  1. Ciao ragazzi, davvero interessante la sezione sugli aborigeni (ma in generale la franchezza di ogni singola parola mi ha molto colpito)…Io vorrei chiedervi qualcosa riguardo all’insegnamento (anche quella sezione originalissima e molto molto importante) per cui se non vi dispiace contattarmi vi sarei immensamente grato 🙂 Un abbraccio virtuale.

  2. Ciao ragazzi, io vorrei chiedervi spudoratamente dei consigli su come poter insegnare a scuola. Io sono a Sydney da 5 mesi e ho mandato un sacco di cv alle scuole ma nessuna mi ha risposto. Vorrei davvero avere lapossibilità di dare qualche lezione di Italiano nelle scuole qui in Australia…mi date una mano????grazieeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!!!

    • ciao cercherò di spiegare il meglio possibile come funziona la questione dell’insegnamento in Australia. Per insegnare l’italiano devi avere una laurea che sia riconosciuta in Australia, questo vuol dire che se sei laureato in lettere in lingue o facoltà che ti permettano cmq d’insegnare (non so ad esempio per quelle scientifiche/eco) devi fare un anno integrativo in un uni australiana. Insomma devono prima valutare il tuo piano di studi italiano e poi fare qst anno integrativo. I ragazzi italiani che ho conosciuto in Australia e sono insegnanti di ruolo hanno fatto tutti qst percorso. Puoi però proporti come native speaker per qst devi avere un WWC e cercare di entrare in contatto con scuole dove s insegna l’italiano. Spero di esserti stata d’aiuto. Gio

      • Ti ringrazio moltissimo per la risposta Gio!!
        Immagino che il WWC sia il Working With Children giusto?
        Secondo te, visto che io sono laureata in una facoltà che mi permette di insegnare, l’avere il WWC farebbe la differenza?
        Io ho contattato moltissime scuole via mail e non ho ricevuto risposta (sfortuna o assenza del WWC?)
        Grazie ancora!!!

        • Ciao scilla!
          Per quanto ne so, il WWC è necessario perchè è un certificato che ti permette di lavorare con i minori.
          Quindi, avercelo aumenterebbe le chances di essere contattati.
          Questo è il link governativo sul wwc in western australia.
          http://www.checkwwc.wa.gov.au/checkwwc

          Ci sono però i siti governativi per i wwc degli altri stati australiani.

          Un consiglio che posso dare per chi volesse lavorare nelle scuole è quello di entrare, all’inizio, come native speakers.
          Poi, una volta entrati nell’entourage, vedere com’è la situazione.
          Qua, però, entra in gioco il visto.
          Bisogna trovare una scuola disposta ad assumerti per 6 mesi (in caso di WHV) o comunque disposta ad assumerti e quindi sponsorizzarti (devi però risultare indispensabile per la scuola).
          I native speakers vengono retribuiti tramite fondi che l’italia destina ad ogni scuola per l’insegnamento dell’italiano (quindi non sono infiniti).
          Il momento migliore è prima dell’inizio del 1 term in quanto gli insegnamenti hanno a disposizione i nuovi fondi (quindi si possono gestire meglio).
          In Australia, considerano preferenziali i titoli di studio australiani e poi quelli stranieri.

          Esiste il sito WAATI (Western Australia Association of Teachers of Italian) dove puoi inviare mail per chiedere info più accurate.
          http://www.waati.com.au
          Spero di essere stato di aiuto.
          Se hai altre domande, ponile pure 🙂
          Ciao!!!
          Riccardo

          • Scusate il ritardo ragazzi ma come sapete qui i ritmi sono frenetici!!!grazie millissssssime per i vostri gentilissimi consigli!!!davvero non si trovano spesso ersone così disponibili!!!!a presto!un abbraccio ^^

  3. Ciao ragazzi! Ho letto il vostro articolo! Molto interessante 🙂 Io mi trasferisco a Perth il primo luglio, ho una laurea triennale in lingue e una specialistica in traduzione e interpretariato. Mi piacerebbe cercare lavoro nelle scuole, da ciò che leggo nell’articolo conviene candidarsi come native speaker e avere wwc.Volevo chiedervi se potete consigliarmi qualche scuola cui presentare candidatura e quando inizia il primo term in modo tale da organizzarmi con i tempi.
    vi ringrazio anticipatamente!