Dottorato di Ricerca come Ingegnere Fisico all'Università di PerthRicerca in diagnostica per immagini all’universita’ di Perth

Andrea Curatolo lavora come Ingegnere Biomedico per lo sviluppo di un prototipo di ecografo ottico e ricerca nuove tecnologie d’immagine biomedicali presso l’ Università del Western Australia.

 

Il mio background come Ingegnere Biomedico

Sono nato a Milano, dove ho frequentato le scuole dell’obbligo e il liceo Scientifico Vittorio Veneto.
Pur piacendomi sia le materie umanistiche che quelle scientifiche, nel 2001 ho deciso di frequentare un nuovo corso di laurea al Politecnico di Milano in ingegneria fisica, che già in se rappresentava un compromesso tra gli aspetti ingegneristici, più pragmatici e appetibili nel mercato del lavoro e gli aspetti più teorici di fisica applicata.

Nel 2004-2005 un’esperienza Erasmus di un anno all’estero in Svezia, a Lund per la precisione, mi ha sicuramente formato e portato a cercare esperienze internazionali, oltre ovviamente a essere stata indimenticabile e aver creato legami di amicizia forti e resistenti.

Nel 2007 il lavoro non è arrivato nel campo che la mia tesi mi aveva fatto esplorare o comunque quello a lei più affine: le tecnologie di immagine diagnostica nell’ambito biomedicale. Sono stato invece chiamato da un’azienda di sistemi di controllo automatico per turbocompressori utilizzati nell’industria oil and gas. Il contratto era da subito a tempo indeterminato con buonissime condizioni e uno stipendio alto, soprattutto in Italia all’alba della crisi finanziaria.

Ma c’era qualcosa che non ha funzionato, saranno stati lo scarso interesse per la mission aziendale e il core business and technology, la mia irrequietezza da venticinquenne con poca propensione a progetti a lungo termine in contrapposizione alla responsabilizzazione e alle prospettive di formazione specialistica (con restringenti clausole contrattuali a lungo termine) a cui sono stato sottoposto dal primo minuto, che, più che inorgoglirmi ed entusiasmarmi, mi hanno spinto a cercare qualcosa di diverso.

 

Cerco lavoro nelle tecnologie di immagine
senza confini geografici

Dove? Ovunque, nessuna restrizione geografica… Come?… Internet, Google.
Un paio di parole chiave sulla diagnostica per immagini in campo ottico, in inglese, tanto per aumentare il numero dei risultati
più la parolina ‘jobs’. L’Australia? Non mi passava neanche per la testa.

A onor del vero, in Australia c’ero stato nel 1999 con i miei in vacanza per soli 16 giorni: fantastica, ma era l’immagine di un turista 17enne in un tempo molto limitato.

Come sono tornato in Australia è ormai nella mia storia, ma come ci sono arrivato è ancora argomento di indagine, visto che tuttora non sono riuscito a ricostruire come sia finito, attraverso una serie di links, sulla pagina di un sito che elencava offerte di lavoro nell’ambito suddetto.

Tra le tante ce ne era una dell’Università del Western Australia (UWA), che richiedeva un ingegnere biomedico per un contratto di un anno che si occupasse di mantenimento e sviluppo di un prototipo di ecografo ottico utilizzato in via sperimentale in un ospedale di Perth. Eccomi quà, in men che non si dica stavo già facendo le pratiche per il visto di lavoro sponsorizzato dalla UWA e rassegnavo le dimissioni dopo solo un anno di lavoro a Cinisello Balsamo.

Destinazione Perth, Western Australia. Era il 19 maggio 2008.

 

La prima immagine dell’Australia

I primi giorni per riprendermi dal fuso, ma anche sistemare le pratiche iniziali: numero di teleforo, conto in banca, le carte per il lavoro, codice fiscale, etc.

A 5 giorni dall’arrivo avevo già iniziato a lavorare. Per fortuna, dei lontani parenti di amici di famiglia si sono dimostrati gentilissimi con uno sconosciuto come ero io per loro, e mi hanno ospitato per le prime tre settimane. Il tempo di cercare casa in affitto, anzi una stanza in subaffitto… purchè vicino al mare. E così sono finito a Cottesloe, uno dei quartieri più belli sull’oceano Indiano, con due giovani australiani, e quella che sarebbe stata la mia migliore amica per i primi mesi a Perth: Jeffie, la cagnolina di Rodesian ridgeback del mio coinquilino Mick. Tempo ancora un paio di settimane per rendermi conto che avevo bisogno di un mezzo di trasporto proprio e quindi ho acquistato una compagna di avventure, che ad oggi ne ha vissute proprio tante: la mia Vespa!

Nel frattempo al lavoro, mi sono ritrovato nel vivo di una collaborazione molto stimolante ma anche molto impegnativa: in quanto già dalla prima settimana mi è stato proposto di familiarizzare con l’ecografo ottico in ospedale, o come mi venne detto: in the Operating Theatre, e nonostante il mio inglese fosse buono, mi sfuggiva che si intendesse sala operatoria: in effetti questa storia del teatro mi
aveva lasciato alquanto perplesso.

Le difficoltà più grandi erano la coordinazione di una vita sociale in una ambiente lavorativo che mi richiedeva tempo ed energie, oltre all’adattamento a tutto il nuovo sistema di usi e costumi. Ma avevo una carica sorprendente. Ho sfruttato ogni occasione per conoscere nuova gente: attività sportive, gite nei dintorni, coinquilini, colleghi, e nel caso di gente italiana o internazionale la comunanza di esperienze in una terra nuova, con apprezzamenti e prese in giro dei locali ha fatto il resto nel creare nel tempo dei bei rapporti di amicizia.

 

Vivere a Perth

Perth è una città dalla bellezza naturale sorprendente, in cui l’impianto urbano non disturba l’aspetto della città. In un certo senso non lo modifica nè in negativo come spesso capita ma neanche in positivo.
A parte qualche grattacielo nel centro città il resto è occupato da una distesa residenziale estesissima e quasi sempre a livello di villetta monofamiliare.Un po’ il sogno australiano.

Ma per me è l’ambiente di Perth che fa la città non il conglomerato urbano. Se fosse esistito un pittore impressionista a Perth, sarebbe stato probabilmente il più felice, perchè e’ difficile trovare una città con più specchi d’acqua così diversi: da un fiume, a un lago, a una serie di spiaggie di sabbia fine e qualche caletta su un oceano stupendo!

Un paradiso per gli amanti della vela, degli sport acquatici, o del beachvolley come me.

La città ha molto verde ed è fatta per viverla all’aria aperta. D’altro canto ha un’offerta culturale e in un certo senso d’intrattenimento, notturno e non, abbastanza carente.
Ma non si può aver tutto, nè venir qui pensando di trovare una città europea.

 

L’Australia ha una regina: la natura

L’Australia ha un paesaggio selvaggio e attraente. La natura qui spesso comanda più che l’uomo.
Per quello che l’uomo ha costruito, è un paese evoluto e sicuramente benestante, molto dinamico e molto variegato nel mix di culture ma non mi sembra necessariamente unitario.

E’ orgogliosa del suo stile di vita semplice e rilassato.

Ha un sistema burocratico chiaro e relativamente snello. Politiche di immigrazione stringenti ma ben spiegate e rispettate.
Il welfare (sanità, politiche sociali, pensioni) non è esclusivamente pubblico, anzi in certi campi è prevalentemente gestito da privati, ma comunque abbastanza ben distribuito e accessibile.
Ha un libero mercato fervente e abbastanza competitivo.
Nonostante questo la mano dello stato si sente pesante in imposte su beni di consumo, quali l’alcol e le sigarette, e in campagne anti-fumo, risparmio energetico e dell’acqua, meno in temi sentiti poco come la raccolta differenziata dei rifiuti.

In tema di integrazione culturale, specialmente con gli aborigeni, molti passi sono stati fatti sulla carta, ma in pratica esiste un divario molto grande in quasi tutti gli indicatori sociali tra aborigeni e non.

In tema di cibo l’Australia offre una grande quantità di ottime materie prime alimentari (sia d’allevamento che coltivazioni) ma scarse (ad essere generosi) tradizioni culinarie a parte ovviamente quelle portate dai vari emigranti, europei e asiatici principamente, ovviamente mischiate ora al gusto locale.

E’ un paese caro, ma con un buon potere d’acquisto del denaro di uno stipendio medio.
Ha risorse minerarie ed energetiche che le garantiscono un costante sviluppo economico.

C’e’ generalmente fiducia nel futuro. E questo è un punto che apprezzo molto.
Forse anche per questo la popolazione è in costante aumento (seppur controllato in termini di immigrazione), visto che le famiglie australiane sono numerose.
In ogni modo, rimane sotto i 25 milioni di abitanti, che per un paese grosso quasi come l’Europa, seppur con un grosso deserto al centro, è ancora una popolazione molto bassa.

 

Gli australiani, semplici e fiduciosi

Nella mia esperienza gli australiani hanno una propensione all’aiuto reciproco nel caso del bisogno, ma altrimenti stanno abbastanza per le loro.

Sono solari nell’interazione iniziale, molto ben disposti. Amano la semplicità a più livelli. Sono tolleranti, ma forse più perche’ non ci si pesta troppo i piedi l’un l’altro visti i grandi spazi (anche nelle città) e le ingenti risorse economiche, piuttosto che per vero rispetto e conoscenza approfondita di usi e costumi altrui. Perchè in effetti sono in pochi quelli che si spingono oltre la curiosità iniziale di apprendere usi e costumi altrui (ma anche del vicino, o addirittura dei genitori o nonni immigrati), e il livello culturale ritengo che sia mediamente basso.

Questo è compensato da una pratica sportiva che è quasi religiosa e che io apprezzo molto.

Apprezzo di meno l’uso dell’alcol in maniera adolescienziale che, quasi a ogni età e per entrambi i sessi, si trasforma in abuso fisso dal venerdì alla domenica nelle fasce orarie 17 – 24. Più che altro perchè constringe a controlli all’ingresso dei locali con sistemi di schedaggio che forse non usano neanche in frontiera alla dogana!

Sicuramente quella semplicità e libertà di cui parlavo prima aiutano a entrare più facilmente in contatto con quella natura così onniprensente in Australia e ad entrare in sintonia più rapidamente con un paesaggio e della gente con cui ricarichi le batterie in fretta e sei subito pronto a metterti in gioco.

Progetti per il futuro

ll lavoro è stata un’esperienza formante e interessante, al punto che già dal secondo anno io mi occupavo oltre che di sviluppo dell’ingegneria di vari sistemi di ecografi ottici, anche di ricerca in nuove applicazioni e nella tecnologia di base, pur non avendo un dottorato di ricerca.

Così dopo il terzo rinnovo di contratto, mi sono deciso che non ci sarebbe stato un quarto senza che io mi impegnassi a ottenere anche tale titolo (PhD), in modo da completare questa fase che avevo iniziato con il secondo anno, mettendo a frutto le conoscenze e l’esperienza acquisite.

Quindi per i prossimi 3 anni sarò impegnato nel concludere l’esperienza con l’Università del Western Australia con un nuovo titolo, che potrà sia proiettarmi nel mondo aziendale con una nuova luce, oppure continuare nell’ambito accademico o della ricerca se mi si presenteranno posizioni interessanti.

Dove? Non mi dispiacerebbe continuare a Perth, o eventuamente Sydney o Melbourne. E d’altronde con il visto di residenza permanente indipendente ottenuto a gennaio di quest’anno e le prospettive di doppia cittadinanza entro un anno questo sarebbe più che fattibile.

In ogni caso io non chiudo la porta all’Italia, perchè per quanto sia o sarò Australian by choice, sono indelebilmente Italian by birth.

grazie

a presto

Andrea

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commenti

3 Commenti
  1. grandissimo Andrea, grazie per le info su Perth e congratulazioni per la tua nuova vita Down Under

  2. Ciao! Complimenti davvero ottimo post e ottimo blog… Lo aggiungo ai preferiti 🙂
    Sono un (quasi) ingegnere biomedico anche io al politecnico di milano… Dopo la laurea il mio “sogno” sarebbe spostarmi in australia… Da mesi mi sto informando a riguardo.. Ed in particolar modo per quanto riguarda l’ingegneria biomedica non sono riuscito a trovare molte info.
    Dal punto di vista lavorativo è davvero una laurea spendibile in australia?
    Pensavo fosse un settore di nicchia e con poche possibilità anche li ( oltre che in italia) però il tuo racconto mi conforta 🙂
    In bocca al lupo per tutto
    Claudio

  3. grazie Claudio, si pare ci sia richiesta perchè è un settore in crescita, buona fortuna