In Australia c'è la Forlì che vorreiAndare in Australia senza un programma e senza una reale data di ritorno dà un senso di libertà totale.
Stefano Oronti racconta la sua storia da Byron Bay: ” Ho trovato i ritmi di vita senza stress, senso civico e raccolta differenziata”.

Da due mesi vivo a Byron Bay in Australia, punta estrema orientale del continente australiano. A molti capita di sognare esperienze diverse in paesi lontani, ed io ero tra questi. Ho 29 anni e qualche mese fa la crisi dell’azienda in cui lavoravo mi ha definitivamente convinto ad affrontare una serie di considerazioni  che possono sembrare banali ma alle quali è molto difficile dare un seguito concreto. Su tutte, il timore di pentirmi in futuro non tanto delle scelte sbagliate, quanto di quelle non prese.

Mi sono detto: sono in una condizione di precariato, sono giovane, ho qualche soldo da parte e un sogno nel cassetto: è giunto il momento di realizzarlo, prima che arrivi l’ora in cui è troppo tardi. Sono una persona impegnata anche al di fuori del lavoro: gestisco un blog su internet (www.ilpassatore.it), sono vice coordinatore del comitato di quartiere Schiavonia – San Biagio e collaboro con diverse associazioni tra cui il Clan – Destino: sono conscio perciò del fatto che l’età dei malanni arriva sempre prima, complici su tutte le condizioni di stress psicologico ed ambientale che siamo costretti a subire. Dunque, perchè aspettare ancora? L’ultima considerazione è stata: per riprendere questa strata sono sempre in tempo, per vivere un sogno forse no.

Vado in Australia

Mi sono bastati pochi giorni per decidere di accendere un computer e collegarmi ad internet per richiedere visto e biglietto aereo. Partire senza un programma, senza una destinazione precisa e senza fissare una reale data di ritorno mi ha fatto provare un senso di libertà che difficilmente vivrò ancora. Qualcuno su cui contare ce l’avevo: il mitico Riccardo Trossero detto Il Gioioso, un autorità da queste parti, conosciuto di persona l’estate scorsa al bagno Mediterraneo di Pinarella.

Così sono giunto a Byron Bay in Australia con ben poche certezze. I primi giorni passati a cercare casa, l’iscrizione ad una scuola d’inglese ed uno stato d’animo sotto terra a causa del culture shock  che arriva implacabile: trovarsi dall’altra parte del mondo ad affrontare persone sconosciute, nuove abitudini in una lingua diversa non è come partire per un viaggetto da villaggio turistico. Ma quello che non strozza, ingrassa!

E poi la vita in una cittadina molto poco stressata, dove ho potuto ritrovare quella calma che avevo perduta. A Byron Bay prima o dopo lavoro si va in spiaggia con la tavola da surf o a prendere il sole; buona parte del traffico è ciclo pedonale, e se mi avvicino alle strisce ogni (ripeto, ogni) automobilista, nel dubbio, si ferma ad aspettare. Che ci crediate o no, in due mesi non ho sentito il suono di un clacson. Poi il grande mercato della domenica, pieno di cibi, musica e colori, e il Farmers Market del giovedì, dove gli agricoltori vendono i loro prodotti. Insomma, la vita a misura d’uomo non è impossibile da raggiungere se ognuno di noi si impegna un poco di più. Sotto diversi aspetti ho trovato la Romagna che vorrei, con le dovute proporzioni.

In Australia: il bivio

Poi il bivio: cercare lavoro o viaggiare in Australia sfruttando un’opportunità forse irripetibile? Ho scelto la seconda strada, anche se ancora qualche dubbio rimane. Così, una volta “diplomato”, ho preso un aereo per l’Australia centrale. Prima Darwin e il Kakadu National Park, una riserva naturale grande come la Svizzera. Poi il desero e i parchi nazionali  di Uluru e Watarrka. Infine il ritorno alla mia base sulla costa pacifica, dove ho passato le feste in compagnia delle decine di italiani  conosciuti qua, tra cui tantissimi romagnoli: su tutti, oltre al Gioioso da Forlimpopoli ed al fratello Marco in viaggio di nozze, Monichina Benvenuti da Cesena (che buoni i suoi mojito), il grande Gabriele Samaritani da Lugo, Monia Trapani da Ravenna e i fratelli Andrea e Carlo Piccioni, bagnini da Riccione. Stare in costume il giorno di Natale, ma chi l’avrebbe mai immaginato?

Sta per giungere il momento li lasciare la stanza a Tallow Wood Street e riconsegnarla a Dave e Simone, 26 anni lui e 25 lei, giovane coppia locale; a proposito, quì i Pacs esistono e sono regolamentati, proprio per tutelare la famiglia e i figli. Esiste la raccolta dei rifiuti porta a porta, comprese Sydney e Melbourne con quasi cinque milioni di abitanti ciascuna, e tutti vivono felici. Le strade sono pulite, il che è ancora più strano se consideriamo il fatto che le abitudini locali sono molto meno igieniche delle nostre. Un fumatore non potremme mai gettare a terra la sigheretta, come un ubriaco non sognerebbe nemmeno di guidare, perchè prima di partire sa già che verrà fermato e severamente punito.

Mi aspetta un lungo viaggio nel sud del mondo, che solo per quanto detto è molto più a nord di noi, al quale dovrebbe seguire il triste momento del rientro a casa. E se invece decidessi di restare in Australia? Non prendiamoci alla lettera, perchè il futuro è ancora tutto da scrivere.

Stefano

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