Viaggiare, Vivere, Lavorare, Studiare, Emigrare

Insegnare Italiano in Australia: Assistente Linguistica per 9 Mesi

Condivi l'Articolo!Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn2Pin on Pinterest3Email this to someone

Sono in molti a scrivermi per trovare informazioni sulla possibilità di Insegnare Italiano all’estero e nello specifico per insegnare italiano in Australia.

Chiara ha vissuto un esperienza straordinaria per 9 mesi a Melbourne insegnando in una scuola superiore e ora condivide con noi la sua esperienza.

Ascolta il Podcast

Insegnare Italiano in Australia Assistente Linguistica

Ciao a tutti!

Mirko mi ha chiesto gentilmente di raccontare la mia esperienza australiana e quindi eccomi qui.
Ormai di giovani italiani che partono per il Down Under è pieno, ma credo che ogni storia abbia la sua unicità, come tutti noi. Spero di riuscire a trasmettervi almeno una milionesima parte della incredibile emozione che ho provato per quei fantastici 9 mesi insegnando italiano all’estero. O meglio, all’inizio non li avrei certo definiti fantastici, ora vi spiego.

Dopo due titoli ottenuti con impegno e sacrificio, ma anche con la consapevolezza  della loro scarsa fruibilità se non in termini di appagamento personale (laurea in lettere e diploma di conservatorio), mi sono trovata, come tantissimi, alla disperata e vana ricerca di un lavoro in Italia.

 

Vinco un posto per Insegnare Italiano in Australia

Dopo mesi, la botta di fortuna: vinco un posto per insegnare italiano in Australia come assistente linguistica di italiano in Australia (bando indetto dalla mia e da altre università italiane in collaborazione con il COASIT di Melbourne). Neanche il minimo dubbio mi ha sfiorato e ad aprile 2012 ho preso il mio bell’aereo e sono finita dall’altra parte del mondo, a Melbourne, insieme a un’altra ventina di ragazze (più un ragazzo) pronte alla grande sfida. Siamo state smistate in diverse scuole dello stato del Victoria, la maggior parte a Melbourne e poche, compresa me, nel country.

Non so come avreste reagito voi, ma per me, abituata alla tranquilla, pulita e ben servita Brescia, è stato un vero shock. Mi sono trovata a vivere in un paesino sperduto nella natura selvaggia, dove si guida per chilometri prima di finire in un altro paesino. Oltre a dover arrangiarmi da sola a trovarmi una casa usando una lingua che non parlavo benissimo, ho anche sfidato la mia paura per animali e insetti, dovendo “convivere” con grossi ragni pelosi, topi e lumaconi.

Sempre in tema faunistico, quando sono riuscita a possedere una macchina tutta per me (una piccola Mazda vecchia e sgangherata, ma a cui sono affezionata ancora adesso), è presto diventata abitudine quella che all’inizio era “solo” l’avventura di guidare dalla parte “sbagliata” su strade immerse nella natura, tra campi e boschi sterminati, tra canguri, volpi e wombats pronti ad tagliarti la strada all’improvviso, provocando la propria morte e la distruzione dell’auto.

 

Nuova Cultura e Mentalità

Mi sono scontrata con una mentalità e una cultura molto diverse dalla nostra, come sapete. All’inizio è stato difficile, ma vivendoci completamente immersa, alla fine ne ho colto i tantissimi lati positivi e, guarda caso, i numerosi nostri lati che sarebbero da rivedere.

Ecco, mi sono innamorata di due “motti” che secondo me caratterizzano gli australiani: “Take it easy, you’ll be fine” e “It’s up to you”, esattamente opposti agli italiani “Oh caspita, andrà malissimo, pensa se poi succede anche questo e quest’altro!” e “Ti consiglio vivamente di fare questo e la zia insiste inoltre che tu faccia quest’altro, mentre la nonna dice che…..”. Insomma, questa comparazione è frutto delle mie vite italiana e australiana, magari qualcun altro non è d’accordo.

All’inizio inoltre ho sofferto tanto la solitudine, dato che non avevo alcun amico in quel piccolo countrytown e le mie uniche frequentazioni erano i colleghi a scuola. Non ero abituata al buio vero che cala in quelle zone, non ero abituata a tornare in una casa gelida (in tutti i sensi) dove non c’era nessuno ad aspettarmi, non ero abituata a non aver la possibilità di uscire e scegliere un locale dove vedere gente e divertirmi.

Ci è  voluto tempo perché il paese entrasse in me e io in esso, ma quando è successo non avevo più dubbi: lì ero finalmente felice, come mai ero stata in vita mia. La splendida famigliola di cui sono diventata vicina di casa, la comunità locale e la scuola erano diventate la mia nuova famiglia, e la gente così friendly mi ha fatto sentire a casa.

 

La soddisfazione di Insegnare Italiano in Australia

Per la prima volta in vita, ho avuto uno stipendio che mi permettesse di vivere dignitosamente senza chiedere un centesimo ad alcuno.
Mi sono quindi regalata tre super vacanze per scoprire alcune parti dell’Australia: la Great Ocean Road, il Queensland e il Red Centre (quest’ultimo esplorato in un wicked van con 4 amiche, senza alcun comfort e in modo meravigliosamente selvaggio). Semplicemente stupendi. Per raccontarvi queste avventure ci vorrebbero molte più pagine!

Ultima cosa, non superflua. Ho scoperto quanto mi piaccia insegnare italiano in Australia. In Italia ne ho avuto la conferma appena sono tornata, ma è stata in quella piccola scuola secondaria australiana che mi sono innamorata di questo lavoro. L’impegno richiesto era tanto, ma dava anche tante soddisfazioni. Ho avuto anche l’onore di suonare nell’orchestra del musical che la scuola organizza ogni anno, coinvolgendo diversi professori e un centinaio di studenti. Un’esperienza unica.

Non ho però mai dimenticato chi dall’Italia mi pensava con affetto e regolarmente ho scritto una sorta di “diario di bordo”, cosa che consiglio di fare a chiunque decidesse di partire, sia perché permette di coinvolgere chi è lontano, sia perché rimarrà sempre un ricordo della vostra avventura.

Non so, forse sono stata solo fortunata, ma dentro di me ho fortemente impressa quella vita e il mio sogno è di riconquistarla, un giorno. Ora sto lavorando e sistemando le varie carte necessarie per poter frequentare un corso abilitante all’insegnamento a Melbourne. Incrociate le dita per me?

Vi auguro di trovare la vostra strada e di non rassegnarvi.

All the best,
Chiara

Chiara Insegnare Italiano all Estero

Condivi l'Articolo!Share on Facebook0Tweet about this on TwitterShare on Google+0Share on LinkedIn2Pin on Pinterest3Email this to someone

Lascia un Commento

commenti

5 Commenti
  1. ciao Carlo, io vivo e insegno in Australia, di che si tratta? scrivi a: theprea@gmail.com. Grazie.

    P.S. capisco l’entusiasmo, ma dire anche che gli australiani sono dei caproni ignoranti con le lingue e la grammatica, no? non dirmi che erano tutti intelligenti, vivo qui e non ci credo:)

  2. salve! tanti complimenti a chiara! anche io sto pensando di trasferirmi in australia per insegnare italiano, potresti darmi qualche indirizzo dove informarmi su quali certificazioni avere etc? grazie mille! manuelarminio@libero.it

  3. Ciao a tutti! anche io sarei molto igrata a chi possa darmi informazioni o lnk per insegnare italiano in australia. Grazie 😀

  4. questa storia è molto bella ma è anche unica.spesso ci riempiono la testa con l’andare all’estero,e un buon cinquanta per cento di ragazzi che sono stati in questa terra tornano delusi.Chiara è una ragazza sicuramente preparata e non avventata perché è partita vincendo un bando,molti ragazzi partono all’avventura e tornano con le mani in mano.
    ogni storia è diversa da un’altra.comunque brava e non fortunata,ma MERVITEVOLE!

  5. Che esperienza meravigliosa!Sono anch’io un’insegnante (primaria ed infanzia ). Dopo 8 anni di precariato ho da due giorni sostenuto un Concorso nazionale per docenti, in condizioni abbastanza alienanti (15 minuti per progettare unità didattiche al PC, senza correttore ortografico,senza un foglio per scrivere una traccia,col rischio di perdere tutto se non salvavi ogni 5 minuti, facendo riferimenti normativi e psicopedagogici, con rumore di sottofondo di cori di alunni e una tastiera mal funzionante, specificando metodi, strumenti,tempi,forme di valutazione). Dopo anni di impegno, correttezza, passione, mi sento un po’demoralizzata dalla modalità di reclutamento di personale (praticamente passerà chi si è rivelato un bravo dattilografo,senza spazio o valorizzazione alcuna dei contenuti, a favore della velocità). Per me l’insegnamento è una cosa che si fa con il cuore, perché la si sente “come missione”,più che buttarsi a capofitto nel perseguire un lavoro con sabati e domeniche a casa ed uno stipendio statale (motivazione di base che ha spinto molti inesperti,impiegati in altri settori a partecipare a questa selezione). Comincio a chiedermi se vi possa essere un’altra dimensione anche per me, per continuare a svolgere ciò per cui ho studiato tantissimo nell’ultimo periodo, adeguandomi senza problemi ad ogni forma di flessibilità (in termini di rapporti umani,tempi e luoghi. Se qualcuno è a conoscenza di un’opportunità di cambiamento che mi si possa presentare, vi prego…non esitate a scrivermi!!!(lanzafameisabella@Yahoo. it) Specifico per correttezza che ho quasi quarant’anni ed un figlio di 10, che porterei con me…sperando che qualcuno mi possa cambiare la vita…;-)