Viaggiare, Vivere, Lavorare, Studiare, Emigrare

Passato, Presente e Futuro Australiani

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passato presente futuro australianiForse è tornato di nuovo il tempo di scrivere e di comunicare.

Soprattutto con voi, che siete il mio mondo. E’ faticoso tenere i contatti con qualcuno che è dall’altra parte del mondo e se sono sparita per un po’ è perche ne avevo bisogno.

Sono sparita anche dalla mia vita sociale qui a Melbourne. Mi sono presa i miei tempi per rallentare, per ascoltarmi e sono ancora nel pieno di questa fase. Non è facile e fa stare male a volte. Oppure ti lascia li, in stand by, che è la cosa che odio di piu. Ho avuto un breve periodo di apatia o sensazioni negative. Il tutto dopo aver comprato il biglietto di ritorno perchè un conto e’ sapere di dover tornare a luglio e un altro è avere in mano il biglietto.

Sono felice? Si e no. Si perchè non vedo l’ora di vedere la mia famiglia, passare del tempo con loro, chiacchierare e farmi coccolare. Perchè gia assaporo le uscite e i fiumi di parole con le mie amiche. Perche ho voglia di camminare per Milano. Ho voglia di vivere la mia cameretta. Perche per quanto una casa possa essere “piu casa” di un altra, quando sono temporanee hanno sempre quel non so che che manca. E no perchè ho paura del futuro. Questi tre mesi saranno faticosi. Vivere in questo limbo. Ho progetti piu o meno iniziati qui.

Ho progetti in testa da sviluppare e che potrebbero essere “quelli giusti”. Ma ho tutti i miei affetti a casa. E per la prima volta, da quando sono arrivata, mi sto rendendo conto del prezzo da pagare per il senso di libertà che ho trovato in Australia e mi chiedo se ne valga la pena. Una mia amica mi ha detto che la libertà non è l’Australia. E concordo. Ma io, per una serie di motivi, l’ho trovata qui. Questo anno poi è stato facile perche avevo il working holidays visa ma vedo che come studente – perche se torno potro’ solo farlo con lo student visa – la vita e’ piu dura perche devi pagare i corsi e vivere.

Ma sto cercando di focalizzarmi sul presente. Sto cercando finalmente di ascoltarmi. Di sentire il silenzio come in questo momento che sono in camera mia, sul mio letto a scrivere e non sento volare una mosca. Purtroppo pero’ a volte i suoni da cui cerchiamo di “scappare” – anche se in realtà è solo quando li ascoltiamo che smettono di fare rumore – sono i pensieri. Sara’ giusto? Sara’ sbagliato? Sto andando troppo veloce? O troppo lenta? Non lo so. Da qualche settimana lascio queste domande – o meglio, queste risposte – al futuro.

Ho voglia di stare a letto? Sto a letto. Ho voglia di andare al mare? Sento che dentro di me, la mia vocina chiede di vedere l’acqua? Allora prendo e con calma me ne vado nella spiaggia che mi piace tanto e che e’ a un’ora e mezza da casa mia. Ma in fondo, quando non dobbiamo lavorare, chi ci corre dietro? Siamo noi che corriamo dietro a noi stessi. Sempre a spingerci un po’ oltre. A rincorrere mille obiettivi, cosi intenti a farlo che a volte li perdiamo di vista. Mi ero rimproverata tante volte quando ero in Italia di non riuscire a staccare con la mente e con il corpo. Di fermarmi ad ascoltarmi e parlare con me. Qui è successo. E cosi, quando mi dico che sono stufa di non fare nulla, in realta’ continuo a non fare troppo. Perchè questi momenti so che poi li rimpiangerò. Sono preziosi e io sono fortunata ad averli. Si. Sono fortunata. Già lo sapevo. In fondo, se guardo indietro non posso che vedere tanto amore dato e ricevuto. E tutte le batoste, i famosi “tocco il fondo .. ma poi non si può che risalire” mi hanno portato ad essere quella che sono e dove sono.

Parliamo degli shock culturali? Ti uccidono a volte. Se non sei pronto ad abbracciarli e a farli entrare dentro di te ti schiacciano. E forse anche – e proprio – quando li fai entrare dentro di te che comunque ti schiacciano. Mi posso ritenere super fortunata perche’ ho avuto modo di conoscere e relazionarmi con gente di culture diverse. Poi ammetto che gli Indiani hanno un debole per me  e quindi mi sono trovata spesso a fare i conti con questa cultura. O con la cultura cinese. Parliamone. Lavorare in una scuola di lingua dove si insegnano lingue europee ma gestita da due cinesi e’ faticoso. Differenti visioni di lavoro, di insegnamento, di come relazionarsi con i bambini e i genitori. Oppure un’amicizia a cui tenevo molto che si è rotta principalmente a causa  di differenti visioni di vita (lavorolavorolavoro vs lavoro+vita sociale). E adesso, alcuni lo sanno, sto uscendo con un ragazzo indiano. E’ l’unico con cui io abbia voglia di aprirmi perchè mi ascolta, capisce e da senza chiedere. Ieri sono andata con lui al suo corso e poi siamo andati da una coppia di amici (qui quasi tutti gli indiani o sono single o sposati o engaged). Ad un certo punto ho chiamato mia mamma perche’ avevo bisogno di qualcosa di mio. Una ventata di aria italiana. Mi sono sentita quasi sopraffatta da alcune ore di cibi indiani, musica indiana (anche se poi mi hanno chiesto qual e’ il mio cantante italiano preferito e gli ho messo su Ligabue), da un film indiano (tre ore di film che noi definiremmo polpettonissimo con una storia che sarebbe potuta svolgersi in venti minuti, piena d’amore, amore e ancora amore), da una lingua che non è la mia (tre su quattro non parlano molto bene inglese e quindi ci sono stati dei momenti in cui, dopo che mi era stato chiesto da Shashank se poteva parlare hindi, di conversazioni piene di suoni senza significato per me).

Ho sempre paura quando racconto di queste cose che le persone possano iniziare a commentare in maniera negativa. Perchè io vi racconto, ironicamente o meno, quello che vivo ma il film polpettone e’ stato bello vederlo perchè io non avevo mai visto un film indiano e vedere i colori, sentirmi descrivere i perchè di certe cose, di certi riti, iniziare a capire la loro cultura è qualcosa di assolutamente fantastico. Anche se a volte non è immediato interiorizzarla. O i suoi amici – o addirittura la sua padrona di casa che è indiana – che come prima o seconda domanda mi chiedono se ci sposeremo. Help. mi fa sorridere e forse quando percepirò che la persona davanti a me è pronta ad ascoltare certe cose senza far nascere subito pregiudizi o senza commentare in maniera negativa, raccontero’ anche di altro. E’ il 30 marzo. 100 giorni e torno a casa.

Questo periodo di silenzio è servito anche per riprendermi dalla stanchezza di sette mesi come aupair. E dei mille progetti che ho portato avanti nei miei giorni off. Il creare e mantenere le relazioni sociali, sia qui che in Italia. Mi sto rendendo conto che non e’ facile. A volte si perde qualcuno per strada ma ci sono certe persone, soprattutto in Italia che non voglio perdere. E penso a loro, mi viene voglia di scivere ma, come ho detto questo periodo ha coinciso anche con il blocco dello scrittore. Forse perchè avevo un turbinio di cose nella testa e nel cuore che non riuscivo a metterle nero su bianco.

Non avevo voglia di dare troppi dettagli o di stare attenta a quello che dicevo per paura che l’altro fraintendesse. Ora forse mi sento un po piu tranquilla io. Parlavo con mia mamma – e non solo – di come qui, secondo lei, io abbia bisogno ancora di piu affetto. Ed è vero. E mamma aggiungeva che io spesso velocizzo i tempi e qui lo sto facendo anche perche i ragazzi che incontro sono di culture completamente diverse. Io, è vero, mi faccio prendere e travolgere – dopo una fase iniziale di attesa – quasi subito.

Ma chi non desidera qualcuno nella propria vita? Chi non desidera amare e sentirsi amate? E chi, soprattutto nelle nostre generazioni di genitori divorziati e instabilità lavorativa, non vede l’ora di trovare quello giusto? Le reazioni sono tante: c’è chi decide di non crescere, chi si butta sul primo che trova, chi si ferma e riflette troppo perdendo poi il treno.

Quale è la cosa giusta? Stamattina sono giunta alla conclusione che non c’è. Magari le generazioni precedenti hanno fatto altri errori perche avevo vissuto situazioni differenti. Anche il tempo in cui viviamo influisce su di noi e sul nostro modo di vivere.

E per quanto riguarda la cultura diversa. E’ vero, per esempio gli indiani ti sposerebbero subito e ti portano per tutta la vita su un piedistallo se innamorati ma ho questa mia amica italiana che dopo meno di due mesi e’ andata a convivere con un australiano spinta più dalla necessità che da altro. Si conosceranno condividendo i problemi di tutti i giorni ma, in fondo, perche’ condannarli? La situazione da student qui si fa sentire e se trovi una mano, un appiglio perche’ rifiutarlo per orgoglio o per voglia di indipendenza se il tuo cuore ti dice di allungare anche tu la mano? O quest’altra coppia di italiani. Si sono conosciuti qui due anni fa. Poi lei doveva tornare in Italia ma e’ ritornata qui solo per lui. Un anno di convivenza e ora lei ha deciso di tornare definitivamente in Italia perche non vuole vivere qui mentre lui vuole restare. Hanno velocizzato i tempi, forse un po troppo – avrei commentato un tempo. Ma, ancora, ti trovi in certe situazioni e segui quello che desideri.

Quindi Europa, Asia o Oceania.. la storia non cambia. Sto vivendo giorno per giorno – e a volte nemmeno questo è facile – ma me lo sto “imponendo” perche ho vissuto per troppo tempo proiettata al futuro e, prima, pensando troppo al passato per poterlo digerire. Ho gia scritto tanto. E sono felice perche, dopo moltissimo tempo, sono di nuovo riuscita a condividere qualcosa con voi. Forse era tutto troppo grosso prima e sicuramente condividero’ ancora. Siete sempre con me. Vi abbraccio e a presto, Erica

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commenti

4 Commenti
  1. ho la pelle d’oca, che messaggio profondo Erica, sembra quasi che l’hai scritta per un motivo molto più grande, sembra che mentre leggevo ci fosse una vocina li a sgomitare anche per me, adesso ciò la testa come una washmachine, grazie per aver condiviso 🙂

    si sente che il tuo messaggio che arriva diritto dal cuore

    spero di vederci presto

  2. cara erica, ho letto solo oggi il tuo post… chissà se tutti questi pensieri si sono districati o se ancora ti avvolgono completamente. hai tutta la mia comprensione e anche quella di tanti altri viaggiatori, credo. perché qst momenti arrivano x tutti, che vengano espressi o meno; anche se siamo in un posto bellissimo, anche se stiamo realizzando il ns sogno, anche se c’è chi ci invidia, anche se sui ns blog lasciamo spazio alle avventure più incredibili e all’ironia… ma a volte capita che ci si vorrebbe svegliare nel proprio letto, inziare la giornata con un buon caffé e due chiacchiere nella tua lingua e una serata coi tuoi amici di sempre! ti auguro il meglio per questa fine avventura 🙂

  3. Ciao Erica, le tue rughe mi sono piaciute tantissimo perchè un pò è quello che sto attualmente passando io in olanda, vivendo da aupair, come (da quanto ho capito) hai voluto vivere anche te. Da un pò di tempo a questa parte mi sta venendo il pallino dell’Australia per una serie di motivi sia di prospettive lavorative che per motivi affettivi (una persona per me molto speciale che vive a sydney). Avrei intenzione di “introdurmi” come aupair per poi cercare una qualsiasi via per restare, ma nel frattempo nella mia testa ronzano una marea di altri pensieri, come ti ho detto prima, in linea di massima molto coincidenti con i tuoi (in più io sono siciliana quindi “affamata” di sole e di calore della gente 🙂 ). Per quanto riguarda il problema solitudine, un pò lo sto affrontando in Olanda, ma ovviamente penso che l’Australia sia tutto un’altro paio di maniche.. saresti in grado di dirmi se ne vale la pena o no?? grazie mille in anticipo 😉