Storia

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Storia

Date Storiche

40.000 circa a. C.: arrivo dei primi abitanti (aborigeni).
1642: Abel Tasman scopre la Tasmania.
1770: James Cook sbarca a Botany Bay (Sydney) e annette la parte orientale del continente alla corona d’Inghilterra.
1788: per ordine di Arthur Phillip arrivano a Sydney i primi schiavi inglesi, dando vita così alla prima base della colonizzazione.
1814: il Nuovo Galles del Sud viene ribattezzato con il nome di Australia.
1829-1830: l’intera isola diventa un territorio inglese con la fondazione di Perth.
1901: l’Australia diventa una federazione indipendente (capitale: Melbourne).
1975: per mettere fine a una grave crisi politica, il governatore generale John Kerr solleva dai suoi incarichi il Primo ministro laburista Gough Whitlam.
1988: l’Australia festeggia il suo bicentenario.
1999: rifiuto del referendum sulla Repubblica.
2001: commemorazione del centenario della Federazione.

L’arrivo degli aborigeni

I primi abitanti dell’attuale Australia furono gli aborigeni, giunti dall’Asia circa 50.000 anni fa, grazie ad una particolare capacità d’adattamento riuscirono a popolare gran parte dell’isola, seppur mantenendo sempre uno stile di vita seminomade. Si calcola che la popolazione aborigena all’arrivo dei primi europei fosse fra le 500.000 e un 1.000.000 di persone.

I primi esploratori europei

L’esistenza di un continente opposto all’Europa fu già ipotizzato dai Greci e dai Romani; i quali lo nominarono “Terra Australis Incognita” e lo immaginarono molto più esteso di quello che è in realtà.

Nel XVIII secolo le esplorazioni lungo il Pacifico spinsero molti a dubitare sull’effettiva esistenza della Terra Australis. Spedizioni nei secoli precedenti da parte di marinai portoghesi, spagnoli e olandesi portarono a credere che quella parte del mondo fosse composta essenzialmente dalle isole dell’Oceania. L’Australia, però, fu già avvistata nel 1606 quando Willem Janszoon sfiorò l’attuale Capo York. Nel 1616, Dirk Hartog, a bordo dell’Eendracht, fu il primo europeo a scendere sul suolo australiano. Gli olandesi Peter Nuyts e, soprattutto, Abel Tasman esplorarono fra il 1635 e il 1645 gran parte della costa meridionale e l’attuale isola di Tasmania, giungendo fino in Nuova Zelanda. Gli olandesi, credettero erroneamente che il sud dell’Australia costituisse un’isola diversa da quella toccata da Hartog e le diedero il nome di Nuova Olanda, senza però occuparla e colonizzarla perché ritenevano che fosse solo un immenso deserto privo di risorse.

L’Australia fu avvistata anche da marinai portoghesi che la chiamarono “Terra dello Spirito Santo”, nome mai impiegato ufficialmente.

 

Storia dell’Australia

L’arrivo degli inglesi

Nel 1699 la Società Geografica Britannica finanziò alcune spedizioni d’interesse scientifico-economico verso la Nuova Olanda, approvando un progetto di William Dampier che aveva già esplorato la parte nord-occidentale del Paese. L’esito della missione fu però disastroso, tanto che gli inglesi abbandonarono qualsiasi progetto di colonizzazione dell’Australia per circa settant’anni.

Nel 1768, James Cook partì per un lungo viaggio di esplorazioni nel Pacifico. Egli fu il primo ad intuire che la Nuova Olanda fosse un continente e il 28 aprile 1770 sbarcò a Botany Bay, a pochi chilometri dall’odierna Sydney, prendendo possesso di tutta la costa orientale in nome della Corona Britannica e dandogli il nome di Nuovo Galles del Sud. Sulla spinta delle scoperte di Cook, l’Inghilterra iniziò ad avviare i primi progetti per l’Australia.

Intanto un altro inglese Matthew Flinders circumnavigò il Paese nel 1803 dimostrando che la Nuova Olanda non era formata da più isole ma che è una terra unica a sé stante. A Flinders si deve il nome Australia al posto di Nuova Olanda, imposto dagli olandesi ma che veniva ancora impiegato, così come Terra Australis.

 

La prima colonizzazione inglese: colonia penale e fonte di risorse

Nel 1786 il governo inglese approvò la costituzione di una colonia penale a Botany Bay, in cui rinchiudere i prigionieri condannati all’ergastolo o particolarmente pericolosi per la società. I detenuti a Botany Bay erano incaricati ai lavori forzati per estrarre le prime risorse minerarie scoperte e che poi erano inviate in Gran Bretagna.

Nel 1788 arrivò in Australia il capitano Arthur Phillip nominato da poco governatore della colonia, dotato di poteri quasi assoluti. Giunto a Botany Bay il 9 gennaio, il 26 gennaio (oggi celebrato come l’Australia Day) inaugurò Sydney, in onore di Thomas Townshend, Visconte di Sydney e all’epoca Segretario di Stato britannico. La vita della nuova colonia incontrò molte difficoltà, dovute essenzialmente all’ostilità dell’ambiente naturale nonché della popolazione aborigena che riuscì a bloccare la creazione di fattorie sulle rive del fiume Hawkesbury. La colonia non riusciva a raggiungere l’autosufficienza necessaria e si ritrovò a dipendere per gli approvvigionamenti dalla lontana isola di Norfolk. A ciò si aggiungano le tensioni fra la stessa popolazione inglese, dovuta all’atteggiamento autoritario del capitano Phillip, il quale visti il fallimento della sua politica fu esonerato dai suoi incarichi nel 1792 e ritornò in Inghilterra.

Nello stesso anno, furono costituiti in Gran Bretagna i “Reparti del Nuovo Galles” incaricati della sorveglianza dei detenuti e della difesa del territorio coloniale. Ben presto i Reparti si trasformarono in una minaccia per l’autorità dei vari governatori, dato che essi spesso si resero protagonisti di episodi di ribellione nei loro confronti e diedero vita ad un commercio clandestino di rum. Il capitano Philip King, arrivato in Australia nel 1795, tentò di riportare l’ordine ma alla fine fu costretto a ritornare in Inghilterra nel 1806. Le tensioni culminarono con la cosiddetta “rivolta del rum” del 26 gennaio 1808, durante la quale il suo successore, William Bligh, fu addirittura destituito e arrestato da George Johnston, capo dei rivoltosi dei New South Wales Corps . In seguito a questi episodi l’esercito inglese intervenne massicciamente nella colonia, sconfiggendo i Reparti. I loro membri furono quindi allontanati dall’Australia e il loro ruolo tornò ad essere assunto dalle formazioni regolari britanniche.

Riportato l’ordine in terra australiana, il governo inglese inviò un nuovo governatore, il primo a non essere stato un militare: Lachlan Macquarie. Macquarie riuscì a dare una svolta alla colonia, dando vita ad una stabile situazione economica che, successivamente alla sconfitta di Napoleone, attirò i primi coloni liberi. Macquarie diede il via ad una lunga serie di opere pubbliche per rendere più funzionale il governo della regione.

Tuttavia l’arrivo dei coloni, creò soprattutto nelle regioni rurali duri scontri fra i liberi giunti dall’Inghilterra e gli ex forzati che rivendicavano pari diritti. Macquarie, tramite una serie di provvedimenti arginò la situazione concedendo agli ex forzati le terre non ancora colonizzate.

Il compromesso raggiunto da Macquarie provocò dure proteste in Inghilterra, perché la sua soluzione fu vista come troppo dispendiosa. Un’inchiesta parlamentare del 1819 ribadì l’importanza della colonia del Nuovo Galles del Sud e favorì il varo di una riforma costituzionale votata nel 1823 che limitò il potere del governatore con l’istituzione di un consiglio esecutivo. Intanto vennero create due nuove colonie: ad Albany (Australia Occidentale) e in Tasmania, tanto che nel 1827 la Gran Bretagnaottenne il controllo dell’intero Paese.

 

Storia Australiana

 

L’espansione della colonia

Il nuovo governo, grazie ai massicci finanziamenti arrivati dalla madrepatria, avviò grandi costruzioni soprattutto nel campo delle infrastrutture tese a favorire l’esplorazione dell’interno ancora sconosciuto: fra i vari espoloratori celebri di questo periodo vi furono George William Evans, John Oxley, Alan Cunningham, Charles Sturt, Thomas Livingstone Mitchell, George Grey e Ludwig Leichhardt, la cui morte in linea con le idee romantiche dell’epoca suscitò quindi grande emozione. Nacquero nuove colonie: l’Australia Meridionale, con la capitale Adelaide dedicata alla moglie di un premier inglese. Adelaide, fondata nel luglio del 1837 sulla base di un progetto di Edward Gibbon Wakefield il quale puntava alla creazione di comunità autosufficienti basate sul lavoro agricolo e unite da valori comuni quali la famiglia, la religione e libertà di mercato. Il progetto di Wakefield, malgrado il sostegno delle comunità religiose, fallì per non aver tenuto conto né delle particolari condizioni della terra né della presenza di aborigeni.

Il naufragio di Wakefield, fu di spunto per un altro progetto destinato all’area meridionale del Nuovo Galles del Sud in cui fu creata la colonia di Victoria dove fu sviluppato l’allevamento degli ovini, in particolare delle pecora merino importate dal Sudafrica che grazie a condizioni favorevoli, diede grande sviluppo alla produzione di lana esportata in ogni parte del mondo. Al nord del Nuovo Galles, nacque invece la colonia del Queensland.

Intorno alla metà del XIX secolo, la Gran Bretagna concesse ampie libertà politiche alle colonie australiane: nel 1842 i consigli legislativi che dovevano affiancare i vari governatori furono resi per due terzi elettivi e nel 1860 furono varate nuove costituzioni con un consiglio dei ministri controllati dalla Camera bassa eletta con il suffragio universale maschile. Iniziarono a profilarsi subito due tendenze all’interno della società: una costituita dalla popolazione urbana in grande crescita e spinta verso la modernità mentre i grandi allevatori e agricoltori dell’interno si bloccarono su posizioni più conservatrici.

La popolazione australiana conobbe un vero e proprio boom demografico in seguito alla scoperta dell’oro che caratterizzò tutta la seconda metà del XIX secolo. Molti cercatori riuscirono a costruirsi una posizione nella nuova terra, che andava sempre più recidendo i legami verso la lontana Gran Bretagna (anche a causa dell’arrivo dei primi immigrati irlandesi) mentre cresceva l’esigenza di dare vita ad una Federazione che riunisse le sei colonie.

 

La nascita della federazione

Fino al 1889 lo sviluppo di istituzioni comuni fra le varie colonie australiane fu impedito dalle forti rivalità che esistevano. In quel periodo, il Paese aveva conosciuto una prima industrializzazione nonché una vasta urbanizzazione, tanto che Sydney e Melbourne erano fra le maggiori città del pianeta. L’intenzione annunciata dall’Inghilterra di concedere una vasta autonomia all’Australia, spinse il premier Henry Parkers a proporre la creazione di un consiglio federale che riunisse i rappresentanti di ogni colonia. Nel 1897 fu eletta la prima assemblea costitutente che varò la Costituzione; essa organizzava le colonie in una federazione, così come era avvenuto in altri Paesi anglosassoni.
Nel corso del 1900 la Costituzione fu approvata con una serie di referendum nelle varie colonie ed entrò in vigore il 1º gennaio del 1901, dopo la ratifica del Parlamento inglese.

La questione della capitale da scegliere, che vide Sydney e Melbourne contendersi tale titolo anche in maniera violenta, venne infine risolta con un compromesso: fu fondata Canberra, costruita ex novo a metà strada fra le due metropoli, all’interno di un autonomo distretto.

 

La prima guerra mondiale

La prima grande prova unitaria per la neonata nazione fu senza dubbio la prima guerra mondiale, alla quale l’Australia partecipò a partire dal 1914, giungendo in soccorso dell’Inghilterra. Per la partecipazione al conflitto, venne creato l’ANZAC un apposito corpo da 300.000 volontari. L’Australia pagò un alto tributo di sangue: rimasero sul campo 60.000 soldati e più di 100.000 furono i feriti e i mutilati.

Alla fine della guerra, il rientro dei veterani in patria e il problema relativo al loro inserimento, favorì la vittoria alle elezioni del 1918 del Partito Laburista e quindi la nomina a premier di William Huges. Alla conferenza di pace di Parigi, l’Australia ottenne diversi mandati su alcune isole inglesi del Pacifico e sulla colonia tedesca della Nuova Guinea. In quel periodo, il Paese entrò nella Società delle Nazioni.

 

Gli anni venti e trenta: lo sviluppo industriale e la crisi

Il periodo fra le due guerre vide per l’Australia una dirompente crescita economica. Il governo Huges promosse la nascita di industrie e con una serie di leggi ne favorì l’inserimento proprio degli ex militari.

La crisi politica del 1922 costrinse Huges a costituire un governo di coalizione con il Partito Agrario, le cui continue divisioni ne limitarono l’azione tanto che il Paese andò per due volte alle elezioni anticipate nel 1925 e nel 1929, quando i laburisti tornarono al potere da soli ma il successivo esecutivo di James Scullin fu travolto dal crollo di Wall Strett e dalla successiva crisi economica mondiale. La depressione degli Stati Uniti, principale partner commerciale dell’Australia, fece chiudere molte fabbriche provocando un aumento della disoccupazione (che toccò il 30%).

Negli anni trenta, la guida del Paese passò al Partito Australiano Unito, guidato da Joseph Lyons, che tentò di arginare la crisi aumentando i commerci con la Gran Bretagna, il paese che per primo era riuscito ad uscire dal difficile periodo. Il 1939 vide la vittoria dei laburisti e del loro carismatico leader, John Joseph Curtin.

 

La seconda guerra mondiale

Superate le resistenze interne, l’Australia intervenne al fianco della Gran Bretagna alla fine del 1939, nel tentativo di scongiurare un possibile dominio nazista sull’Europa. Ma nel 1941, con l’aggressione del Giappone agli Stati Uniti e lo scoppio della guerra anche nel Pacifico significò per gli australiani l’arrivo del conflitto a pochi chilometri dai propri confini. Città australiane furono bombardate e l’esercito giapponese dopo aver invaso la Nuova Guinea, avviò un piano di occupazione dell’isola australiana. Il premier Curtin stipulò un accordo militare con l’America e con l’arrivo delle armi e dei rinforzi statunitensi, i giapponesi furono messi in fuga con le battaglie del Mar dei Coralli. Truppe australiane, al seguito del generale americano Douglas MacArthur liberarono le Filippine e parteciparono all’occupazione del Giappone sconfitto dopo lo sgancio della bomba atomica nell’estate del 1945. In seguito alla vittoria, l’Australia ottenne il controllo dell’Oceania ma acconsentì a favorire il processo di decolonizzazione. In quello stesso anno fu tra i paesi fondatori delle Nazioni Unite,favorendo il processo per l’acquisizione dell’indipendenza della Papua-Nuova Guinea (1975).

Nel 1945 morì Curtin, gli succedette Joseph Chifley, rafforzò i legami economici e politici con gli Stati Uniti. Nel 1949 fu creata insieme alla Nuova Zelanda, l’ANZUS un patto di cooperazione militare volto ad impedire la diffusione del comunismo nell’Oceania e nell’Asia sud-orientale.

 

Gli anni cinquanta e sessanta

Le elezioni politiche del 1949 videro a sorpresa il trionfo del Partito Liberale, formazione di centro nata da una costola del Partito Australiano Unito. Il nuovo partito, guidato da Robert Menzies ebbe il merito di dare al paese un lungo periodo di stabilità politica ed economica. In politica estera, rafforzò il ruolo del Paese nello scacchiere del Pacifico e firmò un protocollo di collaborazione con i paesi asiatici (Patto di Colombo). Menzies riuscì a far votare una riforma dell’immigrazione che abbandonando i precedenti criteri selettivi aprì le porte all’arrivo di nuovi immigrati europei, in particolare italiani, irlandesi, spagnoli, iugoslavi e greci. Menzies governò fino al 1966 quando fu sconfitto dai laburisti.

 

Gli anni settanta e ottanta

Le relazioni USA-Australia conobbero una brusca frenata a partire dagli anni settanta: il governo laburista inviò, dopo ripetute pressioni, un contingente simbolico di cento uomini nel nuovo conflitto aperto dagli americani in Vietnam. Il gelo sorto fra i due Paesi provocò aspre polemiche nonché il concreto rischio che l’Australia restasse isolata, a ciò si aggiunga forti tensioni esplose con la proclamazione di scioperi e proteste da parte dei lavoratori che reclamavano un aumento del salario che contrastasse il carovita. Nel 1975, dopo una grave crisi di governo, i liberali vinsero di nuovo le elezioni con Malcom Fraser.

Fraser riallacciò i contatti con gli Stati Uniti superando definitivamente la crisi di qualche anno prima. Contemporaneamente promosse un ambizioso programma di rilancio economico e di riduzione fiscale con conseguenti tagli alla spesa sociale e dure proteste di quella parte dell’opinione pubblica più colpita dall’azione di Fraser. Quest’ultimo in forte calo nei sondaggi, riuscì a vincere di nuovo le elezioni grazie ad un patto con il Partito Agrario che gli assicurò i preziosi voti delle regioni più interne ma dovette formare un difficile governo di coalizione che cadde nel 1983, anno in cui vinsero nuovamente i laburisti

Il nuovo premier Bob Hawke improntò la nuova politica australiana sulla base di un programma che prevedeva lo sviluppo economico sulla base di riforme a favore del ceto medio. In politica estera egli approvò piani di cooperazione industriale con gli Stati Uniti e con la Nuova Zelanda che portò in Australia una lunga stagione di crescita economica e sociale la quale durò fino ai primi anni novanta.

Nel novembre del 1986, Giovanni Paolo II visita l’Australia: è il primo Papa a farlo.

Nel 1991 uno scandalo contrinse Hawke a dimettersi; prese il suo posto il ministro delle Finanze, Paul Keating. Quest’ultimo riuscì, dopo una difficile campagna elettorale, a vincere per pochi voti anche le elezioni del 1992.

 

Gli anni novanta

Nel 1996 una coalizione di destra formata da Partito Liberale e Partito Nazionale dell’Australia riuscì a spezzare il lungo governo laburista. Nuovo premier fu nominato John Howard.

Howard impose un deciso cambiamento alla politica seguita sin da allora dall’Australia: in politica estera si riavvicinò decisamente alla Gran Bretagna e agli Stati Uniti; in politica interna promosse una vasta campagna di privatizzazioni e tagli alla spesa pubblica. Rientrodusse limiti all’immigrazione e approvò leggi che limitarono i diritti degli aborigeni sui territori che i precedenti governi avevano affidato loro.

Inevitabilmente la politica di Howard suscitò durissime polemiche e proteste da parte di sindacati e movimenti per i diritti umani. Howard dovette affrontare una pesante sconfitta alle elezioni locali del 1998, cui seguì il successo della campagna di boicottaggio promossa dal Partito Laburista contro i servizi privatizzati dal governo. Howard tentò di riscattarsi promuovendo una vasta riforma costituzionale che prevedeva il passaggio alla forma repubblica con la nomina del governatore generale decisa direttamentre dal popolo o tramite una votazione del Parlamento. La sua riforma fu però bocciata dall’elettorato australiano con un referendum del novembre 1999.

Nonostante la lunga serie di sconfitte subite, Howard riuscì a vincere con una rimonta clamorosa le elezioni dell’anno successivo che videro anche una crescita del partito xenofobo “Una Nazione” che raggiunse l’8%. Lo spostamento a destra dell’elettorato fu giustificato con la crescente concorrenza della Cina e con l’aumento dell’immigrazione asiatica che aveva dato vita a scontri e a tensioni con la comunità d’origine europea. Alle elezioni ottenne però un notevole risultato anche il partito aborigeno “Australia Unita” favorito dalla dura reazione alla politica nazionalista di Howard.

Gli anni duemila e dieci

Nel 2000 la città di Sydney ospitò i Giochi della XXVII Olimpiade, segnati da un grande successo sportivo e di pubblico. La conseguente crescita economica fu bloccata tuttavia dalle tensioni sociali che caratterizzarono l’inizio del XXI secolo. Le tensioni furono dovute al tentativo da parte dei sindacati di limitare un nuovo progetto di riforme d’impronta neo-liberista che volevano creare una sanità e un sistema sociale vicina al modello statunitense.

Howard fu un fedele e determinato alleato degli Stati Uniti, appoggiando il progetto di lotta al terrorismo del presidente Bush e inviando truppe australiane sia in Afghanistan sia in Iraq, nonostante il diffuso dissenso dell’opinione pubblica.

Nell’ottobre 2004, Howard riuscì nuovamente a vincere le elezioni, grazie principalmente alle divisioni dell’opposizione che non riuscì ad arrivare ad un accordo fra il Partito Laburista, i Verdi e la formazione pro-aborigeni “Australia Unita”. Howard recuperò buona parte del suo elettorato, giocando sulla lotta alla crescente immigrazione clandestina e sul pericolo del terrorismo che in un attentato a Bali nel 2002 aveva provocato la morte di 88 turisti australiani.

Nella nuova legislatura, il governo di Howard fece approvare una contrastata legge sull’immigrazione. Nel 2005 una nave contenente profughi afgani fu respinta alla frontiera, provocando le dure proteste dell’ONU. Howard accettò di ridiscutere un piano di riforma del diritto d’asilo.

Le gravi difficoltà incontrate dalla coalizione alleata in Iraq, la sempre più crescente influenza cinese in territori un tempo vicini all’Australia e la stagnazione economica vissuta dal Paese fra il 2005 e il 2006 con un duro crollo dei consumi favorirono il crescente declino della politica di Howard. Sconfitto pesantemente alle elezioni territoriali del 2006 quando tutti gli Stati, ad eccezione del Territorio del Nord, elessero governatori laburisti, Howard venne battuto anche alle successive elezioni politiche del 2007 dove prevalse Kevin Rudd, uno dei più tenaci oppositori della sua politica. Howard venne superato persino nel collegio dove si era presentato non riuscendo quindi neanche ad entrare al Parlamento

Rudd, che da leader dell’opposizione, aveva favorito la confluenza di “Australia Unita” nel Partito Laburista, come capo del governo chiese ufficialmente scusa agli aborigeni per i soprusi di cui erano stati vittime in passato e si è fatto promotore di una riforma della Costituzione che riconosce e tutela la popolazione indigena. Contemporaneamente Rudd ha mitigato il rapporto con gli Stati Uniti, ritirando i soldati australiani dall’Iraq e stringendo nuove relazioni con Cina e Giappone. In forte segno di discontinuità con il precedente governo, Rudd ha inoltre avviato una politica internazionale tesa alla protezione delle balene nell’Oceano Pacifico nonché lungo le coste antartiche e ha fatto ammettere il paese nel Protocollo di Kyoto.

Il governo Rudd ha avviato importanti riforme in materia di istruzione, ambiente, diritti umani. In politica estera si è distaccato dagli Stati Uniti, puntando alla creazione di un’area d’influenza australiana in Oceania e nel Sud-Est asiatico e avviando rapporti economici più stretti con il Giappone e la Cina. Molto criticata, invece, è stata la sua politica economica: l’inflazione e la disoccupazione sono aumentate, i salari sono scesi. Una riforma delle pensioni è stata aspramente criticata: secondo alcuni opinionisti sarebbe proprio l’economia la causa del calo registrato dai laburisti alle elezioni locali del settembre 2008, dove il partito al governo ha perso in tre Stati (Australia Occidentale, Nuovo Galles del Sud e Territorio del Nord), due dei quali avevano avuto amministrazioni laburiste. Rudd è stato costretto alle dimissioni e sostituito dalla “moderna” Julia Gillard prima donna a guidare un esecutivo in Australia. La Gillard è stata quindi anche la candidata della sinistra alle elezioni del 21 agosto 2010 contrapposta al conservatore Tony Abbott, in elezioni dall’esito incertissimo che hanno visto alla fine, per la prima volta nella storia, nessuno dei due partiti in grado di raggiungere la maggioranza in Parlamento.

 

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