Sydney

Sembra strano a dirsi, ma c’e’ gente che ad un certo punto della vita decide di mollare tutto e fare un saltino in fondo al mondo.
Tipo me.
O magari tipo proprio te che stai leggendo queste righe.

Qualsiasi cosa molli, qualsiasi cosa lasci indietro, qualsiasi sia la filosofia che usi per affrontare quasi 30 ore di viaggio e tutto quello che viene dopo, alla fine arrivi, fisicamente distrutto, ma felice di aver sentito quel clic di conferma. Era la cosa giusta da fare.

Quando eri in Italia e stavi progettando l’avventura, prenotare un tot di settimane di scuola di inglese ti sembrava la cosa più ovvia del mondo. Poi arrivi qua, primi giorni di sfasamento da viaggio nel tempo, overdose di Opera House, Harbour Bridge e altri punti da cartolina visti su Google Immagini.

Mentre spendi la prima settimana a collezionare ricordi in 3D di tutti i punti più belli di Sydney, il primo giorno di scuola si avvicina.
Il primo giorno di scuola.
Era tanto che non ne sentivi parlare.
Probabilmente diverso dal primo in assoluto, ma sentirselo dire e dirselo con la mente fa comunque un certo effetto.
Ti chiama un tuo collega o amico o amica di letto dall’Italia per sapere come stai, come va e che stai facendo e tu rispondi che si, va tutto bene, tutto bello, tutto ok, e tu?
Lui o lei probablmente lavorano e quando tu rispondi “per me domani e’ il primo giorno di scuola”, probabilmente passano quei tre secondi in qui l’altro o altra realizzano la cosa, ma soprattutto lo fai per la prima volta anche tu.
Mentre ti chiedi se la tua vita è in “avanti veloce” o “riavvolgi”, suona la sveglia.
Stavolta non c’è nessuno che ti pungola per alzarti, nessuno che prepara una colazione per consolarti, anche perche’ stavolta, non stai frignando. O almeno non dovresti.
Controlli lo zainetto, penne, quaderno, un’agenda, magari una mela.
Infili gli occhiali da sole sopra la tua faccia migliore e ti incammini.

Tutti quelli che conosci stanno dormendo dall’altra parte del pianeta, non puoi chiamare nessuno per intrattenerti durante il tragitto, le macchine corrono al contrario, qualcosa lassu’ negli alberi gracchia a tutti il tuo passaggio e il sole è quello di Sydney, direttamente sopra l’Australia, completamente in fondo al mondo.
Un passo dietro l’altro arrivi di fronte alla scuola. Tra le molte persone che vedi riesci a distinguerne qualcuna che, come te, sembra un po’ smarrita.
Entri.
Quello che dopo scoprirai essere un insegnante, ti accoglie con un sorriso, ti chiede, sapendolo già, se sei nuovo e ignora la tua risposta in un inglese da coma viglie.
Ti accompagna al piano terra dove un’allegra banda di ragazzi, per lo piu’ asiatici sta sfornando una decina di caffè diversi al secondo, per altrettanti ragazzi in attesa.
E’ il bar della scuola, anche se non un vero e proprio bar, ma abbastanza bar per parcheggiarti in mano un rispettabilissimo, schiumosissimo cappuccino. Dalle note del tuo iPod ringrazi, giri su te stesso e aspetti che il tuo primo giorno di scuola ti chiami ad esserne protagonista.

Dopo qualche accenno di interazione, la scuola si presenta.
E’ felice di conoscerti, dice che e’ li per te e che ora ti fara’ qualche domanda, ma solo per conoscerti meglio e potersi meglio adattare alle tue esigenze. Piccolo test d’ingresso, ti giochi tutto il tuo bagaglio di inglese, farfugli qualcosa con un’insegnante che ti ascolta veramente e attendi l’esito.
Tra accoglienza e presentazione, le tre ore previste per quella mattina svaniscono con la velocità con cui l’ottavo Long Island ti ritorna in bocca accompagnato da due bocconi di spaghetti.

Quando esci nel piccolo piazzale di fronte alla scuola, trovi le stesse molte persone di quando sei arrivato, ma ora molto poche di loro sembrano essere spaesate. Decidi che per ora l’iPod può rimanere spento, fai una panoramica di chi hai di fronte e poi, come se fosse la cosa piu’ normale del mondo, ti parcheggi in mezzo a due sconosciuti e spiaccichi uno spigolosissimo “Hi, I’m Giordano, nice to meet you”.
Strette di mano, sorrisi, paesi lontani e un piccolo gruppo di sconosciuti.

La scuola alle tue spalle per oggi ti ha detto tutto, alzi lo sguardo e il sole è ancora la, solo un po’ piu’ in qua, le macchine vanno ancora al contrario, ma ora senti un sussurro che ti dice di muoverti, i passi da fare sono molti e le immagini di Google da vedere dal vivo sono ancora tantissime.
Questo di oggi e’ stato solo un piccolo assaggio e probabilmente il vero primo giorno di scuola sara’ domani, ma quel cappuccino di stamattina ha rotto il ghiacchio e quel “nice to meet you” ha fatto il resto.
Mentre il pianeta rotola lentamente verso il pomeriggio, pensi che hai posato un altro tassello e che la scelta, anche quella della scuola, si e’ rivelata azzeccata.
La tua borsa adesso e’ un pochino piu’ pesante, dopo che ci hai messo dentro il libro di inglese, livello ho-tanto-da-imparare, ma sei li, adesso e in quella scuola.
Il Li’ si chiama Sydney, l’adesso e’ una splendida Primavera e la scuola si chiama Sydney English Language Centre.

Per gli amici Selc.

Nice to meet you.

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